Purtroppo non si vede bene il testo finale
penso sia questa FAMMI SAPERE caso mai metti la fine
Diagoras Ateus ille qui dicitur cum Samothracam venisset,, atque ei quidam amicus: 'Tu, qui deos putas humana neglegere, nonne animadvertis ex tot tabulis pictis, quam multi votis vim tempestatis effugerint in portumque salvi pervenerint?', 'Ita fit', inquit, 'illi enim nusquam picti sunt, qui naufragia fecerunt in marique perierunt.' Idemque, cum ei naviganti vectores adversa tempestate timidi et perterriti dicerent non iniuria sibi illud accidere, qui illum in eandem navem recepissent, ostendit eis in eodem cursu multas alias laborantis quaesivitque, num etiam in is navibus Diagoram vehi crederent. Sic enim res se habet, ut ad prosperam adversamve fortunam, qualis sis aut quemadmodum vixeris, nihil intersit.
Diagora, quello che chiamano l'ateo essendo arrivato in Samotracia così fu interpellato da un amico: «Tu che ritieni che gli dèi si disinteressino delle vicende umane, non ti accorgi, osservando le tavolette votive, quanti uomini in seguito alle loro preghiere sfuggirono alla violenza della tempesta e giunsero salvi in porto? ». « E' proprio così » rispose Diagora « dato che in nessun luogo poterono farsi dipingere quelli che fecero naufragio e perirono in mare ». Durante un viaggio per mare lo stesso Diagora, di fronte alla costernazione dei piloti che, atterriti dalla tempesta, attribuivano quella loro dis grazia al fatto di averlo accolto sulla nave, fece loro osservare che molte altre navi in navigazione sulla medesima rotta si trovavano in pericolo e chiese loro se per caso anche su quelle viaggiasse un Diagora. Sta di fatto che agli effetti della buona e della cattiva fortuna non hanno alcuna importanza le tue doti morali e la tua condotta di vita.