Un arbitro di eleganza
De C. Petronio pauca supra repetenda sunt. Nam illi dies per somnum, nox officiis et oblectamentis vitae transigebatur; ...ademptaque defensione et maiore parte familiae in vincla rapta.
Su Petronio bisogna fare un passo indietro [lett. poche cose precedentemente sono da riprendere riguardo a Petronio].
Infatti il giorno per lui si esauriva nel sonno, la notte negli obblighi e nei piaceri della vita; e come altri erano stati portati alla fama dall'attivismo frenetico, così costui era stato reso celebre dall'indolenza, ed era ritenuto non un crapulone o uno scialacquatore, come la maggior parte di coloro che dissipano i propri beni, ma (uno) dagli stravizi raffinati. E così le cose che diceva e che faceva, quanto più (erano) sfrenate e rivelatrici di una specie di noncuranza di sé, erano accolte con tanto più piacere con l'apparenza di schiettezza.
Tuttavia come proconsole della Bitinia e in seguito come console si mostrò attivo, e adeguato ai (suoi) compiti. In seguito per essere ricaduto nei vizi, o piuttosto per la sua imitazione dei vizi, fu accolto nella ristretta cerchia degli intimi di Nerone, (come) arbitro del buongusto, finché (Nerone) non trova(va) piacevole e raffinato per sontuosità nulla, se non ciò che Petronio gli avesse fatto apprezzare.
Da qui l'invidia di Tigellino, come nei confronti di un rivale migliore anche nella scienza del piacee. Quindi pungolò la crudeltà del principe, di fronte alla quale le altre passioni cedevano, rimproverando a Petronio l'amicizia di Scevino, dopo aver corrotto un servo perché si prestasse alla delazione e sottratta ogni (possibilità di) difesa e incarcerata la maggior parte della sua familia