TULLIUS TERENTIAE SUAE. Et litteris multorum et sermone omnium perfertur ad me incredibilem ...

Tullio alla sua Terenzia. Sia dalle lettere di molti, sia dalle parole di tutti, a me viene riferito che la tua virtù e la tua forza è incredibile, e che tu non vieni stremata né dalle fatiche dell'animo, né del corpo.

Se io considerassi, come tu scrivi, compiuti dal destino tutti gli accadimenti, li sopporterei un po' più facilmente; ma tutte le cose sono iniziate per mia colpa, che credevo di essere amato da quelli che mi erano ostili, e che non facevo attenzione a coloro che mi aggredivano. Perché, se avessimo fatto ricorso ai nostri pensieri, e ai nostri occhi non avesse avuto così tanto valore la parola degli amici sciocchi o disonesti, vivremmo felicissimi.

Ora, dato che gli amici ci comandano di avere speranza, farò in modo che il mio stato di salute cessi di essere tuo motivo di sofferenza. Comprendo quanto grande sia la cosa e quanto sarebbe stato più facile restare in patria piuttosto che tornare. Ma tuttavia, se abbiamo tutti i tribuni della plebe dalla nostra parte, se veramente (abbiamo dalla nostra parte) anche Pompeo e Cesare, non si deve perdere la speranza.

Plancio, un uomo rispettosissimo, desidera che io stia insieme a lui e ancora mi trattiene. Spera che possa accadere che parta per l'Italia insieme a me. Se io avrò visto quel giorno, e se sarò arrivato nel vostro abbraccio, otterrò un compenso abbastanza grande della vostra devozione e della mia.

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