Ambrogio e la fortuna - Versione di Jacopo da Varagine
Ambrogio e la fortuna
versione latino Jacopo da Varagine
Cum beatus Ambrosius Romam pergeret et in quadam villa Tusciae apud quendam hominem nimium locupletem hospitatus fuisset, illum hominem super statu suo sollicite requisivit....
Mentre il beato Ambrogio si dirigeva a Roma e si era fermato come ospite in una certa villa della Toscana presso un uomo estremamente ricco, interrogò con premura quell'uomo riguardo alla sua condizione.
A lui quello rispose: "La mia condizione, signore, è sempre stata felice e gloriosa. Ecco, infatti, abbondo di infinite ricchezze, ho moltissimi servi e domestici e ho sempre avuto tutto secondo i miei desideri, né mai mi è accaduto qualcosa di avverso o è successo qualcosa che mi rattristasse". Udendo ciò, Ambrogio si stupì grandemente e disse a quelli che erano con lui nel seguito: "Alzatevi e fuggite via da qui quanto prima, perché il Signore non è in questo luogo.
Affrettatevi, figli, affrettatevi e non indugiate nella fuga, affinché qui non ci sorprenda la vendetta divina e non ci coinvolga allo stesso modo nei peccati di costoro". Quando dunque fuggirono e si erano allontanati un poco, improvvisamente la terra si aprì e inghiottì quell'uomo con tutti coloro che gli appartenevano, in modo tale che non rimase alcuna traccia.
(By Starinthesky)
ANALISI GRAMMATICALE DEI VERBI E PARADIGMI
pergeret → 3ª pers. sing. imperf. cong. att. di pergere - pergo, pergis, perrexi, perrectum, pergere
hospitatus fuisset - 3ª pers. sing. piuccheperf. cong. pass. di hospitari - hospitor, hospitaris, hospitatus sum, —, hospitari
requisivit - 3ª pers. sing. perf. att. di requirere - requiro, requiris, requisivi, requisitum, requirere
respondit - 3ª pers. sing. perf. att. di respondere - respondeo, respondes, respondi, responsum, respondere
exsistit - 3ª pers. sing. pres. att. di exsistere - exsisto, exsistis, exstiti, —, exsistere
abundo - 1ª pers. sing. pres. att. di abundare - abundo, abundas, abundavi, abundatum, abundare
habeo - 1ª pers. sing. pres. att. di habere - habeo, habes, habui, habitum, habere
habui - 1ª pers. sing. perf. att. di habere - habeo, habes, habui, habitum, habere
accidit - 3ª pers. sing. perf. att. di accidere - accido, accidis, accidi, —, accidere
evenit - 3ª pers. sing. perf. att. di evenire - evenio, evenis, eveni, eventum, evenire
audiens - part. pres. att. di audire - audio, audis, audivi, auditum, audire
obstupuit - 3ª pers. sing. perf. att. di obstupescere - obstupesco, obstupescis, obstupui, —, obstupescere
dixit - 3ª pers. sing. perf. att. di dicere - dico, dicis, dixi, dictum, dicere
surgite - 2ª pers. plur. imperat. att. di surgere - surgo, surgis, surrexi, surrectum, surgere
fugite - 2ª pers. plur. imperat. att. di fugere - fugio, fugis, fugi, fugitum, fugere
est - 3ª pers. sing. pres. att. di esse - sum, es, fui, —, esse
festinate - 2ª pers. plur. imperat. att. di festinare - festino, festinas, festinavi, festinatum, festinare
facite - 2ª pers. plur. imperat. att. di facere - facio, facis, feci, factum, facere
apprehendat - 3ª pers. sing. pres. cong. att. di apprehendere - apprehendo, apprehendis, apprehendi, apprehensum, apprehendere
involvat - 3ª pers. sing. pres. cong. att. di involvere - involvo, involvis, involvi, involutum, involvere
fugerent - 3ª pers. plur. imperf. cong. att. di fugere - fugio, fugis, fugi, fugitum, fugere
processissent - 3ª pers. plur. piuccheperf. cong. att. di procedere - procedo, procedis, processi, processum, procedere
aperuit - 3ª pers. sing. perf. att. di aperire - aperio, aperis, aperui, apertum, aperire
absorbuit - 3ª pers. sing. perf. att. di absorbēre - absorbeo, absorbes, absorbui, absorptum, absorbēre
remaneret - 3ª pers. sing. imperf. cong. att. di remanere - remaneo, remanes, remansi, remansum, remanere
Autore del brano e sua spiegazione
Jacopo da Varazze (o Jacopo da Varagine, in latino Jacobus de Varagine) è stato un arcivescovo, scrittore e agiografo italiano, nato intorno al 1230 a Varazze, un piccolo comune situato sulla costa ligure, e morto probabilmente nel 1298. È noto principalmente per la sua opera "Legenda Aurea", che è una delle raccolte più famose di leggende cristiane e miracoli dei santi.
Carriera e vita religiosa
Jacopo da Varazze fu membro dell'ordine dei Predicatori (Domenicani) e divenne arcivescovo di Génova nel 1292, carica che mantenne fino alla sua morte. La sua posizione ecclesiastica e il suo impegno religioso gli permisero di dedicarsi alla scrittura e alla compilazione di opere agiografiche, ossia scritti che raccontavano la vita e le gesta dei santi.
La "Legenda Aurea"
La sua opera più celebre è la "Legenda Aurea" (Legenda Sanctorum), un ampio compendio di biografie e miracoli dei santi cristiani.
Composta tra il 1260 e il 1270 circa, l'opera è una delle raccolte più diffuse e lette nel Medioevo e fu tradotta in molte lingue. La "Legenda Aurea" ebbe un'enorme influenza, tanto che venne usata non solo come testo liturgico, ma anche come fonte per scritti teologici e per l'arte, poiché le storie dei santi si prestavano ad essere rappresentate nelle chiese e nei dipinti.
L'opera si divide in tre parti principali:
Vite di santi biblici, come gli apostoli e i martiri.
Vite di santi non biblici, che raccontano la vita di figure cristiane che non compaiono nella Bibbia, ma che sono diventate oggetto di venerazione popolare.
Leggende e miracoli che riguardano episodi straordinari nella vita dei santi.
La "Legenda Aurea" fu un'opera popolare anche perché presentava le storie in modo semplice e accessibile, adatta sia per la predicazione che per l'educazione dei fedeli, in un'epoca in cui molte persone non sapevano leggere e scrivere.
Stile e significato dell'opera
Jacopo da Varazze scriveva in un latino abbastanza semplice e fluido, pensato per essere comprensibile anche ai non esperti. Sebbene l'opera sia scritta in latino, le storie dei santi furono presto tradotte nelle lingue volgari, facilitando così la diffusione e la popolarità del libro.
L'opera riflette la mentalità medievale, incentrata sul sacro e sul miracoloso. Molti dei racconti sono pieni di simbolismo cristiano e avevano lo scopo di edificare i lettori, incoraggiandoli a emulare le virtù dei santi, come la carità, la fede e la pazienza di fronte alle difficoltà.
Impatto e diffusione
La "Legenda Aurea" è stata una delle opere più lette e copiate nel Medioevo. Fu ampiamente utilizzata in chiese, monasteri, e scuole. Grazie alla sua popolarità, influenzò anche molti artisti medievali che si ispirarono alle storie dei santi per le loro opere pittoriche e scultoree.
Nel corso dei secoli, l'opera di Jacopo da Varazze ha continuato ad essere studiata e ammirata come una delle voci più significative della letteratura medievale cristiana. La "Legenda Aurea" ha avuto un impatto duraturo, anche nelle letterature successive, come quella rinascimentale, in cui i temi cristiani e le storie di santi furono ripresi e reinterpretati.
Questo brano appartiene alla tradizione agiografica cristiana, che fiorì nei primi secoli del Medioevo e aveva lo scopo di edificare i fedeli attraverso racconti miracolosi sulla vita dei santi. Il protagonista del racconto è Sant'Ambrogio, vescovo di Milano (IV secolo d. C. ), una delle figure più importanti del Cristianesimo occidentale e maestro di Sant'Agostino.
Caratteristiche letterarie
Genere: Il testo si inserisce nel filone della agiografia, ovvero la narrazione delle vite e dei miracoli dei santi, spesso caratterizzata da elementi prodigiosi e da un forte intento morale.
Stile: Lo stile è semplice e narrativo, con periodi relativamente brevi e chiari, in linea con la letteratura cristiana destinata a un pubblico ampio, non necessariamente colto.
Tematiche: Il brano riflette un tema tipico della letteratura cristiana, ovvero la punizione divina per chi vive nell'eccessivo benessere senza riconoscere la volontà di Dio.
L'uomo ricco viene descritto come prospero e felice, ma proprio questa sua condizione lo rende sospetto agli occhi del santo, il quale vede in essa un segno della lontananza da Dio.
La sua punizione, che richiama episodi biblici come quello di Core, Datan e Abiron è rapida e definitiva, a sottolineare la giustizia divina.
Motivi religiosi: Il testo riprende un motivo tipico della Bibbia e della patristica, ovvero l'idea che le prove e le difficoltà siano un segno della presenza di Dio, mentre un benessere privo di sofferenza può indicare una condizione di peccato.
Struttura: Il racconto si sviluppa secondo uno schema narrativo chiaro:
Introduzione: Ambrogio giunge nella villa dell'uomo ricco.
Dialogo: L'uomo esalta la propria fortuna, suscitando la reazione di Ambrogio.
Profezia e ammonimento: Ambrogio esorta i suoi compagni a fuggire.
Evento miracoloso: La punizione divina si manifesta con la scomparsa dell'uomo e dei suoi beni.
Confronto con la letteratura latina classica
Rispetto alla letteratura latina classica, il testo mostra una semplificazione sintattica e lessicale.
Mentre gli autori classici usavano spesso periodi ipotattici complessi, qui il discorso è più diretto e chiaro, con una sintassi paratattica che ne facilita la comprensione.
Questo è tipico della prosa cristiana tardoantica e medievale, che cercava di rivolgersi a un pubblico più vasto rispetto agli scritti classici di Cicerone o Seneca.
Inoltre, a differenza della visione fatalistica della fortuna in autori come Seneca o Lucrezio, qui la prosperità non è né casuale né neutra, ma viene interpretata in chiave morale e religiosa: il benessere senza sofferenza è sospetto perché può indicare un allontanamento da Dio.
Questo brano è un esempio della trasformazione della letteratura latina con l'avvento del Cristianesimo.
La scrittura si fa più accessibile, il fine è didascalico e morale, e il miracolo è un elemento centrale della narrazione. Il racconto di Sant'Ambrogio rispecchia l'ideale cristiano della vita terrena come prova, in cui le difficoltà possono essere segno della presenza divina, mentre la troppa felicità è vista con sospetto.
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