Otium cum dignitate

Cogitanti mihi saepe numero et memoria vetera repetenti perbeati fuisse, Quinte frater, illi videri solent, qui in optima re publica, cum...

Quando penso (lett: a me che penso), fratello Quinto, e spesso richiamo alla memoria le cose antiche, sono soliti apparirmi molto fortunati quelli, che in un ottimo Stato, poiché si distinsero per gli onori e la gloria delle imprese militari, potettero mantenersi nella direzione giusta della vita tale che poterono dedicarsi ai loro affari senza pericolo o al riposo con dignità. E ci fu un tempo in cui pensavo che anche a me sarebbe stato per così dire dovuto e concesso da tutti un inizio di riposo e il volgere l'animo verso studi illustri cari ad entrambi, se fossero cessate l'interminabile fatica degli affari forensi e la preoccupazione per le beghe elettorali, percorsa la carriera delle pubbliche cariche e anche per il declino dell'età una volta che giunto al declinare dell'età, fosse venuta meno la fatica del foro e la preoccupazione elettorale. Le nostre vicissitudini tanto varie quanto gravi dei tempi comuni trassero in errore questa speranza di pensieri e delle mie decisioni. Infatti il luogo che sembrava che sarebbe stato pienissimo di quiete e di tranquillità, in esso si originarono le massime difficoltà di molestie e le turbolentissime tempeste;

e in verità il risultato dell'ozio non fu dato a noi che bramavamo e che desideravamo per celebrare e coltivare fra noi queste arti, in cui siamo stati dediti fin da fanciulli.
(By Maria D. )

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